Festa alcolica da Don Biancalani, profughi ubriachi terrorizzano residenti: “Urla e orgasmi”

Festa alcolica da Don Biancalani, profughi ubriachi terrorizzano residenti: “Urla e orgasmi”

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Festa alcolica da Don Biancalani, profughi ubriachi terrorizzano residenti: “Urla e orgasmi”

Festa alcolica a casa di don Biancalani, con i profughi completamente ubriachi che terrorizzano la zona. Ma per quanto ancora, il vescovo tollererà che in chiesa si gozzovigli?

«Abbiamo paura», hanno ribadito i cittadini domenica sera, dopo aver chiamato le forze dell’ordine. E lo hanno ripetuto la mattina seguente al sindaco i residenti di Vicofaro. Che in rappresentanza dei 190 firmatari, hanno rappresentato al primo cittadino la situazione illustrata già nella petizione protocollata in comune la scorsa settimana: una situazione definita ormai ingestibile ed insostenibile, a causa dei tanti, troppi giovani profughi che, a qualunque ora del giorno e della notte, continuano a gravitare attorno alla parrocchia di don Massimo Biancalani, nonostante l’ordinanza di sgombero per questioni di incolumità un mese fa.

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Ma don Biancalani, come Mimmo Lucano, agisce al di sopra della legge.

Incredibile il caso di domenica sera, quando si sono trovati a dover chiamare le forze dell’ordine a causa di una festa alcolica organizzata nella canonica della chiesa, alla quale, alla fine, si sono ritrovate ad essere presenti decine di immigrati: «Per qualche ora abbiamo tollerato la musica ad alto volume e la confusione, poi a causa dell’alcol sono iniziate le liti e le urla in piazza». Seguite da un fuggi fuggi quando sul posto sono arrivate tre pattuglie: polizia, carabinieri e vigili urbani.

«È stato un mio errore, e chiedo scusa ai vicini per l’accaduto, ma questo non c’entra niente con quanto concerne la gestione del Centro di accoglienza straordinario»: dice don Massimo Biancalani ‘spiegando’ che quanto è accaduto domenica a Vicofaro deriva dalla possibilità che lui stesso ha dato a un ragazzo inserito nel progetto del Cas di festeggiare il compleanno nel salone della parrocchia.

«In quel momento – spiega il parroco – io non c’ero. Mi spiace che la situazione sia degenerata. È stata una mia ingenuità lasciare che si svolgesse quella festa, ma vorrei che l’accaduto non fosse confuso con la gestione del Cas».

 

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