Scuola: la metà dei bambini italiani non ha accesso alla mensa, ma fanno scalpore solo figli di immigrati

Scuola: metà dei bambini italiani non ha accesso al pasto in mensa, ma fanno scalpore solo i figli di immigrati

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Scuola: la metà dei bambini italiani non ha accesso al pasto in mensa

 

Il 49% degli alunni delle scuole primarie e secondarie di primo grado in Italia non ha accesso alla mensa. Lo dice il rapporto presentato dall’organizzazione “Save the children”. Monza è tra le città in cui si riscontra la situazione migliore.

Il rapporto “(Non) Tutti a Mensa 2018”, presentato dall’organizzazione internazionale “Save the children”, mette in evidenza le molte scuole che ancora non assicurano ai bambini e alle loro famiglie di usufruire della mensa scolastica. Quasi la metà degli alunni (il 49%) delle scuole primarie e secondarie di primo grado in Italia non ha accesso alla mensa.

In Italia il servizio di refezione scolastica non si presenta omogeneo e uniforme. Tredici comuni offrono il servizio a più del 95% degli alunni: tra questi anche Monza insieme a Milano, Bologna, Cagliari, Forlì e Bolzano. Altri 15 garantiscono l’accesso alla mensa a meno del 40% degli alunni frequentanti le scuole primarie. Ma all’interno del panorama esistono anche quei comuni che offrono il servizio mensa a meno del 10% degli alunni, come Siracusa (0,88 %), Palermo (2,60%), Catania (6%) Foggia (8%) e Taranto (11%).

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La ricerca è stata condotta nell’ambito della Campagna “Illuminiamo il Futuro” per il contrasto della povertà educativa.

«In Italia la povertà assoluta è in continuo aumento. Tra le famiglie in povertà in 1 su 10 è presente almeno un figlio minore, mentre oltre 1 su 5 sono quelle con tre o più figli minori – spiega Raffaela Milano, direttrice dei Programmi Italia Europa – Una mensa accessibile a tutti con un servizio di qualità e uno spazio adeguato, svolge un compito cruciale nella lotta alla povertà, oltre a garantire la possibilità di attivazione del tempo pieno, combattendo efficacemente la dispersione scolastica. Per questo, riconoscere il servizio di refezione scolastica come un servizio pubblico essenziale deve essere una priorità».

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