Bimbi italiani cacciati da asili comunali, mancano fondi: per loro niente colletta radical chic

Bimbi italiani cacciati da asili comunali, mancano fondi: per loro niente colletta radical chic

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FONTE

Bimbi italiani cacciati da asili comunali, mancano fondi: per loro niente colletta radical chic

De Magistris invita clandestini a Napoli. Intanto, nella città che (non) amministra, gli asili comunali cacciano i bambini italiani la mattina, perché non ci sono fondi per le insegnanti!

Ricordiamo che De Magistris è tra coloro che si sono agitati per l’affaire Lodi.

La denuncia di una mamma di Napoli:

“Mi chiamo Valentina. Ho 34 anni. Sono madre di due figli, moglie e lavoratrice. Sono stata sfortunata: perché “non ci sono i soldi””. Inizia così il post Facebook-lettera di Valentina Bottiglieri, insegnante e madre, che sta facendo particolarmente discutere in queste ore a Napoli. La giovane donna accusa il Comune di Napoli – e la sua ormai endemica mancanza di fondi – di pesare negativamente sulla qualità della vita della sua famiglia e soprattutto dei suoi bambini.

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“Organizzo la mia vita in funzione delle esigenze dei miei figli, e oggi dovrò riorganizzarla in funzione del Comune di Napoli: perché “non ci sono i soldi” – spiega nel suo lungo post – Il mio secondo figlio, Gabriele, 2 anni e 2 mesi, è molto capriccioso, non parla ancora, ma corre molto. L’ho iscritto al nido comunale, così socializza, impara a relazionarsi; così posso lavorare in quegli orari. Mio marito ha chiesto il part time a lavoro, per far combaciare i suoi orari a quelli del nido comunale: perdo parte dello stipendio, però mio figlio può iniziare il suo percorso a scuola serenamente”.

“Paghiamo 200 euro al mese per la retta, più la riduzione dello stipendio di circa 100 euro di mio marito, ci costa 300 euro al mese. La scuola privata sotto casa, me ne ha chiesti 240 al mese, ma io preferisco la comunale, perché ritengo il personale migliore. Abbiamo fatto l’inserimento a settembre, e ho preso congedo a lavoro: mi viene pagato al 30%, ma non fa niente, basta fare un sacrificio in più, stringere la cinghia, e tutto passa. L’importante è che mio figlio stia bene, dalle 8 alle 16, tutti i giorni. Si, dalle 8 alle 16. Le maestre sono premurose con i bambini, la struttura è un po’ vecchia, ma ci siamo affezionati perché è quella dove il mio primo figlio ha fatto la materna. Però purtroppo “non ci sono i soldi”, il comune è in dissesto. Il comune di Napoli ha la cassa bloccata. Manca la carta igienica. Non ci sono i pannolini. Non c’è il bagnoschiuma. Non ci sono salviette per pulire i bimbi. Non c’è materiale didattico. Non ci sono le batterie nei giochi dei bambini. Ma non importa: ci autotassiamo, noi mamme, e per qualche euro in più compriamo tutto. È un sacrificio necessario, il comune ci dice che “non ci sono i soldi” ma basta che i bimbi stiano bene”.

Qualcosa però non va per il verso giusto. “Colpo di scena: ad inizio ottobre, una maestra delle due previste, si ammala – prosegue la 34enne – In questo momento tutto crolla. Il comune non può nominare una supplente, perché “non ci sono i soldi” e l’orario viene ridotto: si entra alle 9 e si esce alle 15. Come si fa ora? Inizialmente prendo dei permessi a lavoro, e così anche mio marito. Chiedo spiegazioni alla segreteria della scuola, dove mi dicono che non sanno per quanto tempo durerà lo stato di emergenza.
Vabbè lo capisco, tanto “non ci sono i soldi”. Chiamiamo una babysitter, concordiamo una paga perché possa coprire gli orari lasciati scoperti dalla scuola. Mio marito intanto, ha sacrificato la propria carriera lavorativa chiedendo part time, ma è stato tutto inutile.
Altri 250 euro al mese per la babysitter. Dopodiché, altra doccia fredda, come se non fosse sufficiente quello che fino ad ora abbiamo subito: “non ci sono i soldi” e quindi l’orario verrà ulteriormente modificato: si entra alle 8 e si esce alle 13″.

“Questo è troppo – lamenta Valentina – Non è più sopportabile economicamente per noi. La babysitter dovrebbe restare più ore, devo pagare la retta, devo tirare la cinghia perché mio marito ha accettato una riduzione di stipendio, devo autotassarmi per il materiale che manca: facendo due conti, mi costa 500 euro al mese. Sono troppi. “Non ci sono i soldi”, e nemmeno io ne ho più.
Il diritto al lavoro, mi è stato sottratto, perché devo badare ai miei figli, visto che il comune mi ha detto che “non ci sono i soldi”. Non potrò mai pensare di avere un altro figlio perché diventerebbe insostenibile. Non potrò aiutare mio figlio a imparare a stare con gli altri, e a parlare, perché il comune ha detto che “non ci sono i soldi”. Mio marito non potrà più riprendere l’attività lavorativa che ha lasciato per venire in contro agli orari della scuola di un comune, quello di Napoli, che purtroppo dice che “non ci sono i soldi”. La classe di mio figlio corre il rischio di essere chiusa perché altri bambini, come il mio non potranno sostenere questo impegno economico e andranno altrove. Le maestre probabilmente verranno trasferite. Chi porta la refezione probabilmente non lavorerà più in questa scuola. Tante famiglie in ginocchio”. “Tuttavia – ironizza in conclusione – abbiamo il lungomare liberato”.

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