VERGOGNA UE: BOCCIATA MANOVRA FINANZIARIA DEL GOVERNO

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VERGOGNA UE: BOCCIATA MANOVRA FINANZIARIA DEL GOVERNO

Come riportato da La Repubblica: “L’attesa bocciatura alla fine è arrivata: la Commissione Ue ha deciso di respingere il Documento programmatico di bilancio italiano e di chiederne uno nuovo, che dovrà essere inviato entro tre settimane a Bruxelles. Lo ha stabilito il collegio dei commissari: dall’esecutivo europeo è giunta la richiesta “di sottomettere di nuovo il Documento programmatico di bilancio”.

Il vice presidente della Commissione, Valdis Dombrovskis, insieme al commissario agli Affari economici, Pierre Moscovici, in conferenza stampa ha ufficializzato il passo: “E’ con molto dispiacere che sono qui oggi, per la prima volta la Commissione è costretta a richiedere ad uno Stato di rivedere il suo Documento programmatico di bilancio. Ma non vediamo alternative. Sfortunatamente i chiarimenti ricevuti ieri – con la lettera del ministro Tria – non erano convincenti”.

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Dombrovskis ha aggiunto: “La zona euro si basa su una questione di fiducia. Se viene erosa, ne sono danneggiati tutti gli Stati membri e la moneta unica” e ha rimarcato che l’Italia va “apertamente e consapevolmente contro gli impegni” cristallizzati in sede europea nello scorso Luglio. “La tentazione di ‘curare il debito con più debito’ a un certo punto porta il debito ad essere insostenibile. Nel 2017 il debito dell’Italia era il 131% del Pil, il secondo più elevato dell’Unione e uno dei più elevati a livello mondiale – ha ricordato Dombrovskis – e ogni anno ogni contribuente deve farsi carico del suo costo”.

Moscovici ha voluto poi “fugare malintesi” spiegando che la “Commissione non intende sostituirsi alle Autorità italiane nella definizione delle politiche interne, ad esempio quelle di lotta alla povertà. Quello che ci preoccupa è l’impatto di bilancio di queste politiche sui cittadini”. In secondo luogo, “l’Italia deve portare avanti il suo impegno per ridurre il debito pubblico, che è il nemico dell’economia e dei popoli europei. Il fardello di 37mila euro per cittadino lascia senza respiro l’economia italiana: con 65 miliardi di spese a servizio del debito, l’Italia ha dovuto sborsare tanto quanto spende per l’istruzione”, ha incalzato ancora Moscovici. Che ha voluto ricordare come con la traiettoria di deficit strutturale prevista non sia possibile ridurre il debito e infine elencare la flessibilità già concessa in passato all’Italia, per “fugare i dubbi” su opposizioni di principio dalla Ue. In ogni caso, per il commissario “quello di oggi è solo un punto di passaggio, la porta per l’Italia resta sempre aperta”.

La mossa era prevedibile dopo lo scambio di lettere tra l’esecutivo europeo, rappresentato dagli ‘addetti’ alle questioni economiche Dombrovskis e Moscovici, e il Tesoro italiano. Una prima missiva targata Ue aveva chiesto a Roma di rivedere i contenuti del progetto di bilancio, in considerazione che la previsione di un deficit/Pil al 2,4% nel 2019 (per altro con una previsione di crescita dell’economia all’1,5% sulla quale in molti hanno espresso dubbi) avrebbe generato una “deviazione significativa” dalla traiettoria concordata sui conti pubblici. Un cambio di rotta non ammissibile, per un Paese con il debito oltre il 130% del pil

A quel richiamo, il governo ha deciso di fare spallucce: pur ammettendo di aver scritto un documento che rigetta gli impegni presi in passato, il ministro Tria ha definito indispensabile la scelta per riportare l’Italia alla crescita sostenibile.

Ma – stando a quanto ricostruito a Strasburgo – le posizioni si sono compattate contro la richiesta ulteriore di sforamento italiano ed evitare l'”opinione negativa” che mette l’Italia dietro la lavagna è diventato impossibile anche per i fautori della linea morbida. Alle ragioni strettamente tecniche- spesa pubblica in aumento eccessivo, assenza di rassicurazioni sul calo del debito e target di bilancio in genere – si sono sommate dunque le pressioni politiche che hanno messo la posizione di Lega e M5s in un vicolo cieco. A questo punto, se l’Italia non si vorrà adeguare alla nuova richiesta di revisione, rischia di aprirsi una procedura per il debito tricolore che potrebbe a sua volta portare a sanzioni e in ogni caso a una stretta sorveglianza sulle finanze pubbliche.

Stando alle dichiarazioni che sono arrivate in giornate dall’Italia, non sembra nell’agenda del governo un cambio di orientamento sulla Manovra. “Non esiste alcun piano B. Ho detto che il deficit al 2,4% del Pil è il tetto. Questo sarà il nostro tetto. Siamo pronti forse a ridurre, ad operare una spending review, se necessario”, ha detto il premier Giuseppe Conte, intervistato da Bloomberg Tv. Provando a tenere il punto – quando già si sapeva che Strasburgo avrebbe bocciato la Manovra, il presidente del Consiglio premier, da oggi pomeriggio in Russia dove domani incontrerà Vladimir Putin, ha spiegato prima del verdetto ufficiale che non avrebbe mai accettato modifiche sostanziali. Certo, rassicurando sul futuro europeo dell’Italia: “Dovete considerare che non siamo giocatori d’azzardo che scommettono sul futuro dei propri figli alla roulette. Questo esecutivo non accompagnerà l’Italia fuori dall’Europa. Ci sentiamo a casa in Europa e pensiamo che l’euro è e sarà la nostra valuta, la valuta di mio figlio che ha 11 anni e quella dei miei nipoti”. Ma nessun cedimento, per ora, sul tetto del 2,4: “Siamo pronti forse a ridurre, ad operare una spending review, se necessario”.

A dargli man forte, con più determinazione, i due vicepremier: “Abbiamo previsto un budget di 15 miliardi di investimenti e non toglieremo un solo euro” ha affermato Matteo Salvini in missione lampo a Bucarest. E l’altolà della commissione Ue? “Alla Ue risponderemo cortesemente. Io – ha aggiunto il leader leghista – andrei ad incontrare anche domani Juncker, per spiegargli come l’Italia crescerà, ma nessuno toglierà un euro da questa manovra. L’unico organismo che potrà migliorare la manovra economica italiana è il Parlamento italiano”. E ancora: “Questo governo non arretra e non cadrà per lo spread. L’Unione europea non sta attacando un governo, ma un popolo”. Luigi Di Maio, da Roma, è stato altrettanto categorico: “La stima di crescita ci sarà e non vogliamo andare a rivedere i termini della manovra perché quella stima è esatta. Perché non ci sono troppe spese in questa legge di bilancio ci sono tanti tagli alle cose inutili”.

All’attacco della manovra è andato il Pd: “”Niente per i giovani, niente per le famiglie e i lavoratori. In compenso più debito che pesa sul futuro dell’Italia e il mega condono per i furbi. Hanno ragione i sindacati, questa manovra è tutta sbagliata e piegata alle logiche elettorali. Un danno per l’Italia #ladridifuturo” ha twittato il segretario del Pd, Maurizio Martina.”

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